Prima di essere uno dei giardini botanici più visitati al mondo, Kew era un pezzo di campagna lungo il Tamigi che una principessa tedesca, arrivata a corte in Inghilterra, trasformò in un luogo dedicato alle piante. Da quel primo nucleo settecentesco è cresciuta un’istituzione che oggi unisce un patrimonio botanico enorme, un ruolo scientifico di primo piano e un riconoscimento come patrimonio dell’umanità.

La storia di Kew comincia nel 1759, quando Augusta di Sassonia-Gotha, principessa vedova di Galles e madre del futuro re Giorgio III, decise di dedicare un appezzamento di terreno vicino al palazzo di famiglia alla coltivazione di piante esotiche. In pochi anni quel giardino privato arrivò a ospitare migliaia di specie diverse, raccolte da ogni angolo dell’impero britannico e non solo.
Il terreno stesso aveva una storia precedente: era stato acquistato dalla famiglia reale alla famiglia Capel qualche decennio prima, ma fu la scelta di Augusta a trasformarlo in un giardino dedicato specificamente alla botanica.
Il salto di qualità arrivò con Joseph Banks, naturalista ed esploratore che aveva già partecipato al primo viaggio di James Cook nel Pacifico. Sotto la sua guida, tra la fine del Settecento e l’inizio dell’Ottocento, Kew divenne il punto di raccolta di piante provenienti da spedizioni in ogni continente, trasformando il giardino reale in un centro di riferimento per lo studio delle specie vegetali di tutto il mondo.
Fu in questo periodo che Kew iniziò a costruire quella rete di scambi e collezioni che ancora oggi caratterizza il suo lavoro scientifico.
Un altro passaggio decisivo arrivò a metà Ottocento, quando William Hooker fu nominato primo direttore ufficiale dei giardini, dopo un periodo di incertezza sul loro futuro. Sotto la sua direzione i confini del giardino si ampliarono progressivamente, arrivando alle dimensioni che conosciamo oggi, e Kew smise di essere un luogo riservato alla sola famiglia reale per diventare, gradualmente, uno spazio aperto ai visitatori.
Questo passaggio da giardino privato a istituzione pubblica pose le basi per il ruolo che Kew avrebbe avuto nei decenni successivi, sia come meta di visita sia come centro di ricerca.
È proprio nell’Ottocento vittoriano che nascono le strutture più riconoscibili di Kew: la Palm House, costruita tra il 1844 e il 1848 su progetto dell’architetto Decimus Burton e del costruttore di serre Richard Turner, con la sua caratteristica struttura in ferro e vetro curvo pensata per ospitare palme tropicali. Al momento della costruzione era la serra più grande al mondo, ed è considerata tra i primi grandi impieghi strutturali del ferro battuto.
Più tardi arrivò la Temperate House, la serra vittoriana più grande al mondo, costruita per accogliere piante di climi temperati non abbastanza rustiche da sopravvivere all’aperto in Inghilterra. Queste architetture in ferro e vetro non erano soltanto funzionali alla coltivazione: rappresentavano anche una dimostrazione delle capacità tecniche dell’epoca, e ancora oggi restano tra gli elementi più fotografati del giardino.
A questo periodo si affianca anche una struttura più antica, il Great Pagoda: fatto costruire nel 1762 su progetto dell’architetto William Chambers come omaggio alla stessa principessa Augusta che aveva fondato il giardino, con i suoi dieci piani ottagonali resta ancora oggi uno dei punti di riferimento visivi di Kew.
Dietro i vialetti aperti al pubblico, Kew custodisce un patrimonio scientifico enorme. L’Herbarium conserva oltre sette milioni di esemplari di piante essiccate, una delle collezioni più vaste al mondo, usata ogni giorno da ricercatori per studiare e classificare le specie vegetali del pianeta.
A questo si affianca la Millennium Seed Bank, la banca dei semi conservata nella sede di Wakehurst, fuori Londra: un progetto che raccoglie semi di piante selvatiche da tutto il mondo con l’obiettivo di preservarne la diversità genetica per il futuro, in un ruolo che va ben oltre quello di semplice giardino ornamentale.
Nel 2003 l’UNESCO ha inserito i Royal Botanic Gardens di Kew nella lista del Patrimonio dell’Umanità, riconoscendo non solo il valore paesaggistico e architettonico del sito, ma anche il suo contributo ininterrotto alla scienza botanica fin dalla fondazione settecentesca. È un riconoscimento che lega insieme le diverse anime di Kew: giardino storico, collezione scientifica e paesaggio disegnato nei secoli da più generazioni.
Per chi visita oggi, ogni vialetto porta con sé tracce di questa stratificazione: dai resti settecenteschi alle serre vittoriane, fino ai laboratori di ricerca che continuano a lavorare dietro le quinte del giardino.
È proprio questa doppia natura, luogo di svago aperto al pubblico e istituzione scientifica attiva, a rendere la storia di Kew diversa da quella di molti altri grandi parchi storici europei, nati come giardini ornamentali e rimasti tali nel tempo.

Il nucleo originario risale al 1759, quando la principessa Augusta di Sassonia-Gotha destinò un appezzamento di terreno alla coltivazione di piante esotiche.
Un naturalista ed esploratore britannico che, tra fine Settecento e inizio Ottocento, guidò l’espansione delle collezioni botaniche di Kew grazie ai suoi legami con spedizioni scientifiche in tutto il mondo.
Fu William Hooker, primo direttore ufficiale dei giardini a metà Ottocento, a guidare l’ampliamento del sito e la sua trasformazione da giardino privato a spazio accessibile ai visitatori.
È la collezione di oltre sette milioni di esemplari di piante essiccate conservata da Kew, una delle più grandi al mondo, utilizzata per la ricerca botanica.
Dal 2003 è iscritto nella lista del Patrimonio dell’Umanità per il valore del paesaggio storico e per il contributo scientifico continuativo alla botanica fin dalla sua fondazione.
È la banca dei semi gestita da Kew nella sede di Wakehurst, che raccoglie semi di piante selvatiche da tutto il mondo per preservarne la diversità genetica.
Confronta le opzioni e scegli la data